Il riflesso vitale: alla scoperta dell’anatomia e dei processi fisiologici della deglutizione

Pubblicato il: 15 Dicembre 2025 | Tempo di lettura: 12 minuti

1. Introduzione

La deglutizione è un atto fisiologico fondamentale, così abituale da essere spesso considerato scontato. Tuttavia, essa rappresenta uno dei processi neuromuscolari più complessi e perfettamente coordinati del corpo umano, essenziale per l’alimentazione, l’idratazione e, in definitiva, la sopravvivenza. Non si tratta di un meccanismo statico, bensì di una funzione che evolve in modo significativo lungo l’arco della vita, adattandosi dalle esigenze nutritive del neonato a quelle dell’adulto, fino a confrontarsi con i cambiamenti fisiologici dell’invecchiamento.

La sua apparente semplicità nasconde in realtà una sequenza di eventi volontari e riflessi di straordinaria precisione, che coinvolgono oltre 30 paia di muscoli, numerose strutture anatomiche e un sofisticato controllo nervoso. Un’alterazione in uno di essi può compromettere l’intero processo, con ripercussioni gravi sulla salute e sulla qualità della vita.

Questo elaborato si propone di analizzare la deglutizione con una prospettiva anatomo-funzionale. Dopo una classificazione delle sue forme evolutive, verrà presentata in dettaglio l’architettura degli organi che costituiscono il sistema deglutitorio, dalla cavità orale allo stomaco.

Successivamente, si esaminerà la fisiologia del gesto, scomponendolo nelle sue fasi sequenziali — dall’anticipazione alla conclusione gastrica — secondo il modello classico che meglio ne descrive la complessità coordinativa. L’obiettivo è fornire una visione d’insieme chiara e scientificamente fondata di questo atto vitale, la cui efficienza silenziosa sostiene la nostra esistenza quotidiana.

2. L’evoluzione della deglutizione

Il fenomeno della deglutizione, in quanto complesso, non rappresenta un processo statico, ma evolve nelle diverse fasi dello sviluppo e può essere classificato in tre diversi tipi sulla base delle diverse tappe della evoluzione dell’uomo:

2.1. Anatomia della deglutizione

L’atto deglutitorio è un processo complesso e dinamico che coinvolge le attività volontarie e riflesse di diversi nervi e muscoli (Matsuo & Palmer, 2008) i quali, contraendosi, controllano le diverse strutture anatomiche che fanno parte dell’apparato deglutitorio, nel dettaglio (Spadola Bisetti, 2001):

2.1.1. La cavità orale

La cavità orale è la struttura anatomica corrispondente alla parte più alta delle vie digestive, caratterizzata da una cavità rivestita da mucosa e divisa nelle seguenti zone:

2.1.2. La faringe

La faringe è un organo impari mediano, lungo circa 15 cm, di natura muscolo-membranosa, a forma di cono allungato, la cui base trova inserzione nel basicranio ed il cui apice è localizzato a livello della VI vertebra cervicale da cui comincia l’esofago.

Topograficamente, secondo Spadola Bisetti (2019) risulta divisa in 3 settori:

2.1.3. Esofago

L’esofago è un organo del canale alimentare, lungo circa 25 cm, che dalla faringe arriva allo stomaco. Viene suddiviso in tre parti:

2.1.4. La laringe

La laringe, organo impari e mediano, lungo circa 6 cm ed a forma di piramide rovesciata con la base rivolta verso l’alto, è situata anteriormente all’ipofaringe ed è delimitata in alto dalla radice della lingua ed in basso dalla trachea.

Essa è costituita da cartilagini collegate tra loro tramite legamenti intrinseci:

Topograficamente l’organo laringeo è suddiviso in tre parti (Spadola Bisetti, 2001):

2.1.5. Lo stomaco

Lo stomaco è un organo impari, lungo circa 30 cm, la cui forma ricorda una cornamusa.

Dividendo il nostro corpo in comparti, lo troviamo a livello della regione dell’ipocondrio sinistro. Spadola Bisetti (2001) lo presenta cosi suddiviso:

3. neurofisiologia della deglutizione

La complessità dell’atto deglutitorio è ben spiegata dai processi fisiologici che la governano. Nel dettaglio, la deglutizione e può essere presentata come arco riflesso che riceve delle informazioni di natura sensoriale dalla periferia, successivamente le elabora e infine invia delle risposte di natura motoria ai muscoli effettori. (Alfonsi et al., 2023)

3.1. Centro di controllo della deglutizione

Fino a qualche decennio fa si pensava che l’unico centro di controllo della deglutizione fosse un complesso nucleare situato a livello del bulbo che prendeva il nome di Central Pattern Generator (Id.).

Nel 2023, Alfonsi, Cosentino, Todisco e Tasselli, lo descrivono come un sistema costituito dal nucleo del tratto solitario che seleziona e organizza gli impulsi periferici, i neuroni premotori e i nuclei motori del V, VII, IX, X, XII paio di nervi cranici.

Questo complesso di nuclei riceve delle stimolazioni sensitive dalla periferia e un controllo centrale di partenza corticale, i quali innescano una serie di risposte elettriche di tipo motorio col fine di regolare non solo l’attività dei gruppi muscolari che operano nella deglutizione, ma anche tutte quelle servo-funzioni coinvolte nell’atto deglutitorio, quali la masticazione, la tosse, la respirazione, il vomito, l’eruttazione e la starnutazione.

3.2. Le fasi della deglutizione

Le modalità di svolgimento fisiologico dell’atto deglutitorio, processo che coinvolge sia attivolontari che involontari, sono state suddivise in diverse classificazioni, tra le quali la più accreditata è quella di Schindler, il quale divide questo meccanismo in 7 fasi (Schindler et al., 2001).

3.2.1. La fase anticipatoria

La prima fase è quella anticipatoria, caratterizzata da una serie di modificazioni che coinvolgono le strutture deglutitorie e digestive prima che il cibo oltrepassi la rima labiale (Owens et al. 2018).

In particolare, in tale stadio gli input sensoriali di tipo olfattivo e visivo, uniti alla memoria esplicita o implicita di un alimento, determinano modificazioni della secrezione salivare e gastrica e del tono delle strutture muscolari coinvolte nella deglutizione. Tale livello dell’atto deglutitorio, può essere considerato come una preparazione ad una migliore deglutizione e digestione — un esempio sono le modificazioni dovute alla vista o all’odore di un cibo a noi gradito —, ma può anche avere una accezione negativa — come ad esempio l’insorgenza del conato di vomito o della sensazione di rigurgito alla vista o al semplice odore di determinati alimenti. Lo scopo di tale fase è promuovere l’assimilazione di sostanze utili allo sviluppo ed evitare il contatto con sostanze nocive per il nostro organismo.

3.2.2. La fase di preparazione extraorale degli alimenti

A seguito della fase anticipatoria, inizia la fase di preparazione extraorale degli alimenti, durante la quale avviene il processo di modifica delle caratteristiche reologiche delle sostanze (consistenza, temperatura, viscosità, volume, dimensione) prima del loro ingresso nel cavo orale. È una fase importante, per quel che riguarda la riabilitazione logopedica, data la grande rilevanza che la modificazione delle caratteristiche degli alimenti assume nel trattamento riabilitativo dei disturbi di deglutizione.

3.2.3. La fase di preparazione orale del bolo

La fase successiva è quella di preparazione orale del bolo, la quale comprende le modificazioni che il cibo subisce dalla sua introduzione nel cavo orale tramite apertura delle labbra (Schindler et al., 2001) alla sua trasformazione in bolo pronto per essere deglutito (tale processo avviene per mezzo del lavoro di lingua e guance le quali, con i loro movimenti, spostano il cibo in ingresso verso i denti permettendone la masticazione e insalivazione).

Durante tale fase, il bolo viene mantenuto nel cavo orale grazie alla formazione di un sigillo posteriore, dato dal movimento di avanzamento e abbassamento del velo palatino e il sollevamento della base della lingua; il sigillo posteriore evita il passaggio del bolo in faringe o in trachea prima che venga effettuato l’atto deglutitorio. (Owens et al., 2018).

3.2.4. La fase orale

L’ultima parte della deglutizione volontaria è la fase orale, la quale dura circa 1-1,5 secondi e:

comincia nel momento in cui la lingua spinge il bolo posteriormente con dei movimenti rotatori in alto e posteriormente. La lingua schiaccia il cibo lungo il palato fino a quando il bolo non raggiunge l’istmo delle fauci (Logemann,1984: 39 (traduzione mia)).

Tale stadio termina con l’attivazione dei recettori trigger presenti a livello degli archi palatali e la successiva attivazione della deglutizione riflessa. (Id.; Schindler et al., 2001).

3.2.5. La fase faringea

La deglutizione riflessa parte con la fase faringea, la quale comincia nel momento in cui il bolo supera il sigillo posteriore e termina con l’ingresso del bolo in esofago tramite la dilatazione dello sfintere esofageo superiore per mezzo del muscolo crico-faringeo.

È il momento più complesso della deglutizione, della durata di circa un secondo, in cui il canale faringeo passa da una conformazione respiratoria ad una deglutitoria, per poi tornare ad una conformazione respiratoria.

Durante tale fase si assiste alla contrazione di diverse strutture muscolari in una sequenza precisa:

3.2.6. La fase esofagea

Nel momento in cui il bolo entra in esofago si passa alla fase esofagea, lunga circa 10/20 secondi e caratterizzata dalla contrazione della muscolatura dell’esofago che, tramite movimenti peristaltici, permette la progressione del bolo dall’esofago allo stomaco.

3.2.7. La fase gastrica

Il processo deglutitorio trova la sua conclusione nella fase gastrica; quest’ultima ha inizio nel momento in cui il bolo oltrepassa il cardias ed entra nello stomaco, terminando quando il bolo, (che in questa sede prende il nome di chimo) viene scaricato nel duodeno superando l’antro pilorico. (Schindler et al., 2001)

4. Conclusioni

L’analisi condotta consente di apprezzare la deglutizione per ciò che essa è veramente: una funzione biomeccanica di straordinaria complessità e precisione, il cui successo dipende dall’integrazione perfetta e sequenziale di componenti anatomiche, neuromuscolari e fisiologiche.

Come evidenziato, questo processo non è monolitico, ma si evolve in modo significativo durante l’intero arco vitale. Dalla deglutizione infantile, dominata dal riflesso di suzione a “pressione negativa”, si passa alla deglutizione adulta, modello maturo di efficienza coordinata, per giungere infine alla presbifagia, fase in cui i cambiamenti legati all’età possono introdurre elementi di vulnerabilità. Questa prospettiva evolutiva sottolinea la natura dinamica e adattativa del sistema deglutitorio.

Il cuore del meccanismo risiede nella transizione tra controllo volontario e riflesso, governata dal Central Pattern Generator nel tronco encefalico. Le sette fasi descritte — dall’anticipatoria alla gastrica — illustrano come un gesto apparentemente unitario sia in realtà una catena di eventi ordinati nel tempo e nello spazio, ciascuno indispensabile per la sicurezza (protezione delle vie aeree) e l’efficacia (trasporto del bolo) dell’intero atto. La fase faringea, in particolare, rappresenta un momento critico di riconfigurazione anatomica, dove la collaborazione tra palato molle, faringe e laringe deve essere impeccabile per deviare il bolo verso l’esofago isolando completamente le vie respiratorie.

La descrizione anatomica dettagliata degli organi coinvolti, dalla lingua — organo polifunzionale — alla laringe — crocevia vitale — fino alle strutture sfinteriali, fornisce il substrato materiale senza il quale questa fisiologia non potrebbe realizzarsi. La perfetta corrispondenza tra struttura e funzione è qui esemplare.

In conclusione, la deglutizione si configura come una vera e propria “orchestra” fisiologica, dove ogni muscolo, nervo e struttura cartilaginea deve eseguire la sua parte al momento giusto, sotto la guida di un direttore d’orchestra neurologico di raffinata complessità. Comprenderne i principi non è solo un esercizio di conoscenza anatomica, ma costituisce il presupposto fondamentale per riconoscere, valutare e intervenire su quelle condizioni — come le disfagie — in cui questo armonioso concerto si interrompe, con conseguenze spesso gravi per la nutrizione, la salute respiratoria e la qualità della vita della persona.

Bibliografia

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