Oltre la Difficoltà di Deglutizione: la Disfagia come Disturbo Sistemico

Pubblicato il: 17 Novembre 2025 | Tempo di lettura: 10 minuti

1. Introduzione

La deglutizione — atto fisiologico vitale e apparentemente semplice — si rivela, ad un’analisi più approfondita, un processo di straordinaria complessità che coinvolge un fine coordinamento neuromuscolare. Quando tale meccanismo si altera, insorge la disfagia: un sintomo pervasivo e multiforme che segnala un’interruzione nella sicurezza o nell’efficacia del transito del bolo dalla bocca allo stomaco.

Questo articolo si propone di fornire una panoramica completa sulla disfagia, partendo dalla sua definizione fondamentale per esplorarne la rilevanza clinica, epidemiologica e socio−economica. Verrà inizialmente inquadrato il disturbo nella sua duplice natura: non una malattia a sé stante, ma l’espressione di una vasta gamma di patologie neurologiche, strutturali e iatrogene, con un impatto drammatico in termini di morbilità, mortalità e costi per il sistema sanitario.

Si ripercorrerà la nascita della Deglutologia come disciplina autonoma, nata dall’intuizione di pionieri come Jeri Logemann e diffusasi in Italia grazie all’opera del Prof. Oskar Schindler, il cui manuale ha gettato le basi per uno studio sistematico della deglutizione e delle sue patologie.

Il cuore dell’articolo è dedicato a una classificazione dettagliata del disturbo, articolata su tre assi principali:

Infine, il capitolo si conclude con un’analisi delle complicanze temibili della disfagia e dei segni e sintomi clinici che, se riconosciuti precocemente, sono fondamentali per una diagnosi tempestiva e per scongiurare esiti potenzialmente letali, guidando il clinico verso un intervento efficace e migliorando la qualità di vita del paziente.


2. La deglutizione: inquadramento teorico

La deglutizione rappresenta una funzione vitale che permette al bolo liquido, solido o misto di passare in maniera sicura dal cavo orale allo stomaco passando da faringe ed esofago (Schindler, Ruoppolo & Schindler, 2001).

Nonostante sia un atto apparentemente semplice, in letteratura esistono diverse definizioni del termine sulla base dell’approccio anatomico, fisiologico e clinico:


3. Comprendere la disfagia: oltre le definizioni

La disfagia rappresenta un disturbo complesso e pervasivo, definito come un’alterazione soggettiva o clinicamente rilevabile dell’atto deglutitorio.

Le ricerche degli ultimi decenni, condotte da pionieri come Jeri Logemann e Oskar Schindler, hanno progressivamente posto la disfagia al centro dell’attenzione clinica e scientifica, svelando la portata delle sue conseguenze.

Questo capitolo si propone di esplorare la rilevanza di questo disturbo attraverso un triplice focus: la sua alta morbilità, che lo rende un frequente e temuto esito di ictus, malattie neurodegenerative e trattamenti oncologici; la sua associazione con un aumento della mortalità, soprattutto a causa di complicanze come la polmonite ab ingestis; e il suo impatto economico, con costi significativi per i Sistemi Sanitari Nazionali dovuti a degenze più lunghe e percorsi assistenziali complessi.

Dopo aver delineato questo scenario epidemiologico e clinico, il capitolo traccerà la nascita e l’evoluzione della Deglutologia come disciplina autonoma. Si ripercorrerà il percorso che, partendo dalle basi teoriche gettate da Jeri Logemann nel mondo anglosassone, ha raggiunto l’Italia grazie all’opera del Professor Oskar Schindler, il cui manuale Deglutologia (Schindler, Ruoppolo & Schindler, 2001) ha segnato una tappa fondamentale per la formazione di foniatri e logopedisti nel nostro paese, fornendo gli strumenti teorici e pratici per affrontare una sfida clinica di così ampia portata.

3.1. Definizione, epidemiologia e problematiche

Con il termine disfagia — che deriva etimologicamente dalla combinazione delle parole greche dys− (δυσ−) (difficoltà, dolore) e −phag−(φαγ−) (mangiare) (Donald & Castell, 1989) — si intende qualsiasi turba soggettiva nella deglutizione o qualsiasi perturbazione dell’atto deglutitorio clinicamente rilevabile in maniera diretta o indiretta (Rasetti, Mastronuzzi & Ubaldi, 2017; Società Italiana Deglutologia, 2025).

Essa non è una malattia in sè, ma il risultato di una vasta gamma di condizioni patologiche di natura neurologica, strutturale o iatrogena. (Logemann, 1996).

L’attenzione di diversi studiosi, tra i quali J. Logemann e O. Schindler, si è soffermata progressivamente su tale disturbo, in virtù dell’ampliarsi della conoscenza delle problematiche ad esso associate, quali:

3.2. La nascita della deglutologia: dalle basi teoriche di Jeri Logemann alla scuola italiana di Oskar Schindler

La disfagia risulta essere il tema di ricerca della deglutologia. Si tratta di un termine composto da deglut−3 derivato dal verbo deglutīre e −logia, suffisso che porta il significato di «studio sistematico, trattazione, teoria» (De Mauro, 2025b).

Tale disciplina trova le sue origini nei paesi anglosassoni; infatti, negli anni ‘50, fu proprio una coppia di studiosi, Karel e Bertha Bobath, ad insistere, sull’importanza della figura degli esperti del linguaggio (logopedisti) nel campo della deglutizione, sostenendo che i problemi alimentari dei bambini spastici fossero:

propedeutici a quelli articolatori verbali e che dovevano essere i logopedisti a “nutrire” i piccoli spastici con i loro specifici problemi di suzione, morso, masticazione e deglutizione (Schindler, Ruoppolo & Schindler, 2001).

Lo sviluppo dello studio sistematico della deglutizione si deve, infatti, ad una logopedista e ricercatrice statunitense Jeri Logemann che, nel 1983, descrive in maniera approfondita l’anatomia e la fisiopatologia della deglutizione, le metodiche principali di valutazione — tra cui la VFS, un esame ritenuto gold standard nella valutazione della disfagia — e le principali strategie di trattamento della deglutizione all’interno del suo libro dal titolo Evaluation and Treatment of Swallowing Disorders (Schindler, 2001).

Negli anni, le richieste di logopedisti e foniatri che si occupassero della fisiopatologia della deglutizione sono aumentate in maniera esponenziale a causa di una aumentata conoscenza delle problematiche ad essa associate di cui si è discusso precedentemente. L’interesse verso la deglutologia è arrivato in Italia negli anni ‘80 grazie al Prof. Oskar Schindler.

Nato nel 1936 a Torre Pellice, in provincia di Torino, laureato in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Torino nel 1961, Schindler ha lavorato a lungo presso tale università come foniatra e audiologo, con l’obiettivo di accrescere l’interesse degli studiosi verso i concetti di udito e deglutizione (Eureka, 2020).

Nel 2001, il foniatra, pubblica il manuale Deglutologia, diventato punto di riferimento per foniatri e logopedisti italiani nello studio della fisiologia, della semiotica medica e del trattamento delle turbe della deglutizione.


4. Classificazione della disfagia

Questo capitolo si propone di analizzare le principali categorie della disfagia secondo tre prospettive distinte ma interconnesse.

In primo luogo, verrà esaminata la classificazione anatomica, che distingue la disfagia orofaringea dalla disfagia esofagea. Successivamente, l’analisi si sposterà sulla classificazione eziopatogenetica, che indaga l’origine del disturbo. In questo quadro, la disfagia si distingue in neurogena, conseguente a lesioni del sistema nervoso; strutturale, causata da alterazioni anatomiche come quelle da patologie neoplastiche o iatrogene; e motoria, derivante da patologie primitive della muscolatura esofagea.

Infine, verrà affrontata la classificazione forse più critica dal punto di vista clinico: quella basata sulla presenza e la tempistica dell’aspirazione. Questa suddivisione, che cataloga il rischio di penetrazione di cibo o liquidi nelle vie aeree come pre−, intra− o post−deglutitoria, è di vitale importanza per la prevenzione di complicanze potenzialmente letali, come la polmonite ab ingestis, e per guidare le scelte terapeutiche e le strategie di gestione del paziente.

4.1. Disfagia in base alla sede anatomo−funzionale

Secondo gli studiosi Vauquelin e Zerbib (2025) la disfagia può essere distinta in orofaringea — o disfagia alta, la quale spesso è di natura neurologica — o esofagea — o disfagia bassa, la cui sintomatologia si colloca in sede retrosternale:

4.2. Disfagia in base alla natura eziopatogenica del problema

Dal punto di vista eziopatogenetico la disfagia può essere distinta in:

4.3. Disfagia in base alla presenza di aspirazione

La disfagia può essere inoltre classificata in base alla presenza o meno di aspirazione, una delle complicanze più gravi:


5. Segni, sintomi e complicanze

Questo capitolo si propone di analizzare nel dettaglio il pericoloso insieme di conseguenze associate alla disfagia, a partire dalle complicanze sistemiche fino a quelle acute. In primo luogo, verranno esaminate la malnutrizione e la disidratazione, condizioni insidiose e spesso interconnesse che scaturiscono dalla paura e dalla fatica associate all’alimentazione, portando a un progressivo decadimento fisico e a un aumentato rischio di infezioni.

L’analisi si concentrerà poi sulle complicanze respiratorie più temibili. Verrà approfondito il fenomeno dell’aspirazione, che può evolvere in polmonite ab ingestis, e il soffocamento — evento acuto e drammatico che rappresenta la più immediata minaccia per la vita del paziente.

Infine, al fine di promuovere una diagnosi precoce e intervenire tempestivamente, il capitolo si concluderà con una rassegna dei segni e sintomi clinici più comuni della disfagia.

5.1. Le complicanze della disfagia

La disfagia può essere considerata una condizione pericolosa per la salute dell’individuo a causa delle complicanze ad essa associate che nei casi più gravi possono provocare la morte del paziente:

(Malagelada, Bazzoli, Boeckxstaens, De Looze, Fried, Kahrilas et al., 2015)

5.2. Segni e sintomi della disfagia

Per evitare tali complicanze e assicurare al soggetto disfagico una migliore qualità della vita è fondamentale saper riconoscere i segni e sintomi della disfagia tra i quali i più comuni sono:

(Id., IoSano, 2015).


6. Conclusioni

In conclusione, questo articolo ha sottolineato la natura multiforme della disfagia, un disturbo che, interrompendo il fisiologico processo della deglutizione, si pone come una sfida clinica rilevante. L’alta prevalenza in patologie neurologiche, oncologiche e degenerative, unita alle gravi complicanze mediche e ai rilevanti costi socio−sanitari, ne sottolinea l’importanza.

La lezione di J. Logemann e O. Schindler ci insegna come la gestione della disfagia non possa prescindere da una solida conoscenza anatomo−fisiologica e da una classificazione accurata del disturbo.

È, quindi, indispensabile coinvolgere più professionisti — logopedisti, foniatri, neurologi, dietisti — nella diagnosi precoce e nella riabilitazione della disfagia per migliorare la prognosi, ridurre la mortalità e permettere al paziente di riacquistare il piacere e la socialità legati all’alimentazione.

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